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Quando qualcuno si ferisce o si ammala
d'improvviso vi sono momenti critici, prima dell'arrivo del medico o
dell'ambulanza, che possono essere della massima importanza per il
paziente: quel che si riesce o non si riesce a fare in questo
intervallo di tempo, a volte può essere questione di vita o di
morte. Il primo soccorso è l'aiuto che si può prestare finché non
interviene il medico, ma è allo stesso tempo un dovere per ognuno
verso se stesso e verso le persone vicine nella vita di tutti i
giorni, conoscere e capire i semplici provvedimenti che, in caso
d'incidente o di malore improvviso, possono essere adottati con
prontezza e intelligenza. Queste schede costituiscono un insieme di
suggerimenti in forma breve ed elementare che comunque non
sostituiscono l'assistenza del medico.
Sono state ripartite in 5 aggregati:
• Avvelenamenti
• Morsi di animali e punture d'insetti
• Colpo di calore, colpo di sole, congelamento
• Svenimento e shock
• Ustioni
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Avvelenamenti
Molto spesso
accidentalmente possono essere ingerite sostanze
altamente tossiche. Le statistiche sugli incidenti
domestici di questo tipo dimostrano come il problema non
sia assolutamente da sottovalutare. I prodotti più
pericolosi sono:
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detersivi per
lavastoviglie
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igienizzanti per il
water
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pulitori per forni e
metalli
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prodotti anticalcare
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pulitori per vetri
candeggina antitarme smacchiatori ( trielina -
benzina )
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solventi per vernici
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smacchiatori per
ruggine
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insetticidi
Vi sono poi i farmaci che
possono risultare pericolosi se ingeriti accidentalmente
da un bambino : antistaminici, antidepressivi,
sonniferi, anti-ipertensivi, anticonvulsivanti,
anticoagulanti, vasodilatatori, aspirina, paracetamolo,
antitosse, antidiabetici orali.
Quali i sintomi ?
Mal di pancia, vomito,
diarrea, bruciore alla gola, respirazione difficile.
Cosa fare ?
Recarsi immediatamente al
più vicino Pronto Soccorso, anche se non si notano segni
particolari. Portare con sé la scatola della medicina
ingerita o il contenitore del liquido o polvere
ingerito. Chiamare un Centro Antiveleni, se il Pronto
Soccorso è molto distante o c'è difficoltà a
raggiungerlo. Per provocare il vomito, se consigliato
dal Centro Antiveleni, mettere con delicatezza due dita
in gola al bambino.
Cosa non fare ?
Provocare il vomito, se
non espressamente consigliato dal Centro Antiveleni. Non
somministrare latte, in quanto contiene alcuni grassi
che possono favorire l'assorbimento di alcuni veleni
ingeriti.
gli indirizzi dei Centri Anti Veleni
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Morsi di animali e
punture d'insetti
Un morso di animale, quale
cane, gatto, topo, criceto, porcellino d'India,
scoiattolo, non deve essere trascurato in quanto può
essere responsabile insieme alla ferita anche di severe
infezioni, quali la rabbia o il tetano ed altre malattie
virali. La cura immediata di una morsicatura o di un
graffio di un animale deve essere la pulizia della
ferita il più possibile. La parte lesionata deve essere
lavata con acqua, insaponata più volte, sciacquata
abbondantemente e disinfettata con acqua ossigenata o
basi di ammonio quaternario. Va poi protetta con una
garza sterile La persona deve andare da un medico o
meglio al Pronto Soccorso, dove eventualmente verrà
effettuata la vaccinazione antitetanica o quella
antirabbica. In caso di morso di vipera potrebbero
essere necessari, in situazioni gravi, anche la
respirazione artificiale e il massaggio cardiaco. Però
normalmente la situazione non è così drammatica. La
persona morsa dalla vipera prova un dolore intenso nella
zona colpita, si sente debole e avverte una sensazione
di nausea. Se la respirazione e il battito cardiaco sono
regolari bisogna far stendere la persona ed isolare
l'arto colpito dalla circolazione: si lega con un laccio
l'arto colpito, a distanza di circa cinque centimetri
dal morso. Per questo si può utilizzare una cintura, una
striscia di tessuto o di gomma elastica. Lo scopo è
quello di evitare che il veleno invada tutto
l'organismo. La parte morsicata dalla vipera deve essere
posta più bassa del livello del cuore, quindi sia le
gambe sia le braccia non devono essere sollevate o fatte
appoggiare a cuscini o ad abiti ripiegati. E'
preferibile immobilizzare l'arto colpito con una
steccatura, per evitare che il movimento possa
diffondere il veleno nell'organismo, più facilmente. Non
si deve applicare ghiaccio sulla ferita né fare
un'iniezione di siero antivipera senza il medico, in
quanto la persona potrebbe essere allergica a questa
sostanza. La persona deve essere accompagnato il prima
possibile al Pronto Soccorso, evitando affaticamenti. E'
meglio trasportarlo a braccia o in barella fino
all'automobile, perché il moto mette maggiormente in
circolazione il sangue e diffonde maggiormente il
veleno. Ad evitare agitazione è bene sapere che prima
che il morso di vipera produca effetti gravi devono
passare almeno due ore. La puntura d'insetto può essere
pericolosa solo se colpisce particolari zone del corpo
(occhi, labbra e in generale il viso, lingua e gola),
oppure se ad essere punto è un bambino molto piccolo o
se la persona soffre di forme allergiche. In
quest'ultimo caso esiste il rischio del cosiddetto
"shock anafilattico". Per prima cosa è necessario
rimuovere il pungiglione eventualmente conficcato nella
pelle: l'operazione deve essere effettuata servendosi di
una pinzetta. La cautela deve essere notevole in quanto
schiacciando il pungiglione si può involontariamente
iniettare altro veleno in esso contenuto. Dopo aver
disinfettato la puntura con acqua ossigenata si deve
passare sopra un batuffolo con ammoniaca (disattiva il
veleno) e poi applicarvi un cubetto di ghiaccio
(rallenta l'assorbimento). Se la persona è stata punta
in bocca è necessario farle fare dei gargarismi con
acqua fredda salata (due cucchiaini di sale fino per
bicchiere d'acqua). Per attenuare il dolore giova
mettere in bocca un cubetto di ghiaccio. Un vecchio
rimedio popolare era quello di cospargere il punto
colpito di urina (che contiene ammoniaca); in situazioni
d'emergenza può essere una misura utile. Se, nonostante
queste cure, la zona colpita rimane gonfia e dolente
bisogna rivolgersi al medico. Nel caso la puntura
d'insetto dovesse dare luogo ai sintomi dello stato di
shock (la persona appare pallida, sudata, con sensazione
di vertigine, tossisce, respira male, si sente debole,
perde conoscenza, si copre di orticaria o presenta
gonfiore intorno alle labbra ed agli occhi) è necessario
chiamare immediatamente un'ambulanza e rivolgersi al
Pronto Soccorso. Va fatto sdraiare il paziente e lo si
avvolge in una coperta. La respirazione va tenuta
costantemente sotto controllo perché potrebbe esserci
bisogno della respirazione assistita, bocca a bocca.
Anche il contatto casuale, in mare, con una medusa può
essere fastidioso: l'animale viene in collisione con una
parte del corpo e si può appiccicare come una ventosa.
E' una sostanza fortemente irritante quella prodotta ed
è di natura basica (come ad esempio l'ammoniaca). Una
cosa da fare, per neutralizzare la sostanza basica, è di
porre sulla zona di contatto una sostanza acida, come
l'aceto da cucina, che neutralizza il veleno.
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Colpo di calore,
colpo di sole, congelamento
Il
colpo di calore è il severo
disturbo causato da una temperatura troppo alta,
associata ad un elevato tasso di umidità e alla mancanza
di ventilazione, a cui l'organismo non riesce ad
adattarsi. Può manifestarsi anche in un ambiente chiuso
oppure in un luogo dove non batte direttamente il sole.
Inizia con un senso di irrequietezza, mal di testa,
ronzii agli orecchi. In un breve tempo la temperatura
del corpo raggiunge e supera i 38,5 gradi. La pelle è
calda al tatto e appare congestionata. Il viso diventa
bluastro, il respiro è accelerato, il cuore batte
disordinatamente e la pupilla appare dilatata. Non c'è
sudorazione e la pressione si abbassa a tal punto da
portare allo svenimento. É necessario trasportare subito
la persona in un luogo fresco, ombroso e possibilmente
ventilato. Va quindi sdraiata sulla schiena con le gambe
sollevate e svestita completamente. Con un asciugamano o
un panno imbevuti di acqua fredda è necessario tamponare
più volte il corpo dell'ammalato allo scopo di far
scendere la temperatura. Ogni volta che l'asciugamano
diventa tiepido va nuovamente immerso in acqua fredda.
Se possibile, è bene anche porre una borsa di ghiaccio
sulla testa della persona. La temperatura corporea va
tenuta costantemente sotto controllo: se scende al di
sotto dei 38 gradi è bene sospendere gli impacchi e
asciugare la persona. Se la temperatura risale invece è
necessario riprendere l'operazione di raffreddamento. Al
più presto possibile si deve chiamare un'ambulanza: il
trasporto in ospedale e il ricovero sono indispensabili.
Il colpo di sole compare dopo una
lunga esposizione ai raggi solari. Il primo segnale del
disturbo è un malessere generale e improvviso a cui
seguono mal di testa, sensazione di vertigine, nausea.
La temperatura corporea si alza, la pelle appare secca e
molto arrossata. La prima cosa da fare è portare la
persona colpita in un luogo fresco, ombroso e ventilato
e farla sdraiare a terra a pancia in su, tenendole le
gambe sollevate rispetto al resto del corpo. Immergere
un lenzuolo o un grande asciugamano in acqua fredda e
poi avvolgervi la persona per farle sentire un immediato
benessere. Se è possibile, è ancora meglio riempire una
vasca d'acqua fredda e farvi distendere il colpito.
Consigliabile anche una borsa di ghiaccio sulla testa:
tutti i provvedimenti hanno lo scopo di far abbassare la
temperatura del corpo. Se dopo circa mezz'ora di
"trattamento refrigerante" la temperatura non scende, è
assolutamente necessario chiamare un'ambulanza per il
trasporto al Pronto Soccorso. É sconsigliabile infatti
accompagnare la persona con la propria auto, soprattutto
se la giornata è molto calda e se batte il sole: il
tragitto in un ambiente non attrezzato potrebbe
peggiorare la situazione. Per togliere il bruciore della
pelle e dare quindi un pò di sollievo alla persona, è
molto efficace, in attesa di cure più specialistiche,
appoggiare sulle zone arrossate qualche fetta di
pomodoro fresco.
Il congelamento
si verifica quando una parte del corpo (in genere sono
più facili al problema le dita delle mani e dei piedi,
il naso e le orecchie) si raffredda fino a tal punto che
i liquidi contenuti si ghiacciano. Inizialmente il
congelamento si manifesta con un rossore intenso della
pelle accompagnato da un dolore acuto, simile a una
puntura di spillo. In breve tempo la pelle da rossa
diventa bianco-giallastra, fredda e priva di
sensibilità. In alcuni casi sulla parte interessata si
formano delle vescicole. Nello stadio avanzato il dolore
scompare, in quanto il congelamento provoca la scomparsa
della sensibilità della zona colpita. É proprio questo
il motivo per cui alcune persone non si rendono conto
del problema se non viene loro segnalato da qualcuno che
si accorge del mutato aspetto di una determinata zona
del corpo. Come trattamento immediato è importante
coprire le parti congelate con indumenti caldi,
possibilmente di lana. Se si tratta delle dita delle
mani si può tentare di riscaldarle il più possibile
ponendole sotto le ascelle. Le parti colpite non devono
in nessun modo essere sfregate o strofinate. La persona
deve immediatamente recarsi in un ambiente chiuso e ben
riscaldato. Le parti congelate devono essere immerse in
acqua moderatamente calda (intorno ai 37-38 gradi, in
pratica come la temperatura del corpo). L'acqua
bollente, invece, fa peggiorare la situazione. Vietato
anche esporre la parte colpita a fonti di calore diretto
quali stufe, caloriferi, fiamma del caminetto: non
bisogna infatti dimenticare che la persona non ha più la
sensibilità della parte e quindi potrebbe ustionarsi
senza rendersene conto. I bagni in acqua calda devono
proseguire fino a quando la pelle non avrà recuperato il
suo colorito rosato e una certa sensibilità.
Contemporaneamente è bene porgere alla persona una
bevanda calda (tè, caffè) non alcolica. Le parti
congelate non devono essere nuovamente esposte al freddo
per qualche tempo: se la persona dovesse uscire, è
necessario che le copra bene con più indumenti
sovrapposti. Il medico deve essere chiamato in ogni
caso, anche se la situazione pare evolvere per il
meglio. Nei casi più seri, il congelamento porta alla
morte dei tessuti colpiti: in questa circostanza la
parte colpita assume un colorito nerastro. Se così fosse
è indispensabile coprire bene la persona e accompagnarla
subito al Pronto Soccorso. |
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Svenimenti e shock
Lo svenimento, che in medicina viene
chiamato lipotimia, è una transitoria perdita della
normale attività della coscienza dovuta ad un'improvvisa
mancanza di afflusso di sangue al cervello. Quest'ultima
dipendente da un improvviso abbassamento della pressione
sanguigna (la massima può scendere anche sotto gli 80
(mm Hg). La causa può essere una forte emozione, la
permanenza in luoghi troppo caldi e troppo affollati in
cui non c'è ricambio d'aria, una lunga permanenza a
letto (per malattia), un digiuno prolungato o un pasto
eccessivamente abbondante, uno sforzo fisico intenso o
una lunga permanenza in piedi (in chiesa, in una fila,
ad una conferenza, ecc.). É sempre preceduto da pallore,
barcollamento, sensazione di nausea, ronzio alle
orecchie, annebbiamento della vista, sudorazione fredda.
Dopo questi segnali d'allarme la persona perde
conoscenza per un periodo di tempo che difficilmente
supera i 2-3 minuti. Se il soggetto ha avuto questi
problemi altre volte e se ha la presenza di spirito può
sdraiarsi autonomamente ed evitare di svenire. Per prima
cosa è opportuno far sdraiare la persona sulla schiena
tenendole le gambe sollevate: la testa deve essere la
parte più in basso di tutto il corpo. Gli abiti devono
essere slacciati, la cintura ed eventualmente la
cravatta allentate. Se ci si trova in un ambiente chiuso
è bene aprire la finestre o, almeno ventilare la
persona, agitando un ventaglio o un giornale sul viso.
Quando riprende conoscenza è importante che stia
sdraiata, sempre a gambe sollevate, per almeno una
ventina di minuti: con questo accorgimento si mette al
riparo dal rischio di svenire di nuovo. Non bisogna
somministrarle né bevande alcoliche, né caffè, né tanto
meno medicinali, specie durante la fase di incoscienza:
si può rischiare di fare inalare (mandare nei polmoni)
quello che si vorrebbe fare ingoiare. Può essere
importante sdrammatizzare la situazione incoraggiando il
paziente, mostrandosi tranquilli e facendo capire che si
tratta di un episodio che riveste poca importanza. Nel
caso in cui dovesse ripetersi, è bene invece consultare
il medico.
Lo shock è la grave conseguenza del
mancato arrivo del sangue ai tessuti dell'organismo. Si
può manifestare in seguito a un trauma interno (rottura
improvvisa di un organo) o a un'emorragia (perdita di
sangue), oppure può insorgere a causa di una violenta
emozione (alluvione, terremoto, incendio, ecc.), può
comparire in seguito a un'ustione o dopo una lunga
esposizione al freddo (neve, mare). Può essere provocato
anche dall'abuso di particolari farmaci (barbiturici,
diuretici, vasodilatatori) o dalla puntura di un
insetto, nel caso in cui la persona sia allergica a quel
veleno (a volte anche quello delle api. Qualunque ne sia
la causa, lo shock presenta sempre gli stessi sintomi,
in base ai quali viene diviso in tre stadi. Si parla di
shock di primo stadio
o di pre-shock
quando il cuore tende a disordinatamente, il paziente ha
freddo e appare di colorito molto pallido.
Nel secondo stadio (shock
moderato) la pressione si abbassa molto, la
persona avverte una sensazione di irrequietezza e sulla
sua pelle appaiono delle striature cianotiche.
Nel terzo stadio, detto anche
shock severo, il battito del cuore è molto
irregolare, la respirazione è alterata, lo stato mentale
è confuso e compare un'incoercibile sonnolenza.
Caratteristica di questo stadio è la cosiddetta anuria,
che è l'impossibilità di fare pipì. Arrivando poco
sangue al rene, come a tutti gli organi, il soggetto non
produce urina. Tale condizione è molto seria in quanto
tutte le sostanze tossiche prodotte dall'organismo
vengono con l'urina: in questo caso rimangono
nell'organismo danneggiandolo. Il passaggio da uno
stadio all'altro, cioè l'aggravarsi dello shock, è del
tutto indipendente dalla causa che lo ha scatenato. É
importante inoltre sapere che lo stato di shock può
insorgere anche diverse ore dopo il trauma, la puntura
d'insetto, l'ustione e così via. Proprio per questo
motivo è importante tenere sotto osservazione per
diverse ore la persona che abbia vissuto una situazione
a rischio di shock: solo così si può essere pronti a
intervenire fin dai primissimi segnali. Per quanto
riguarda il trattamento d'urgenza, per prima cosa è
fondamentale riconoscere o almeno sospettare uno stato
di shock, così da correre subito ai ripari: se la
persona sente battere il cuore forte e nello stesso
appare pallida e la pelle è fredda al tatto, bisogna
farla sdraiare subito sulla schiena avvolgendola in una
coperta calda. Il medico va contattato prontamente. Se
la persona è già in uno stato di shock più avanzato è
necessario chiamare immediatamente un'ambulanza,
specificando di che cosa si tratta e possibilmente
indicando la probabile causa della situazione (per
esempio se la persona è stata punta da un'ape oppure ha
vissuto un'emozione troppo intensa e violenta). Nel
frattempo si deve coprirla e tenere controllata la
funzione respiratoria. Se è necessario, bisogna eseguire
prontamente la respirazione artificiale. La persona
colpita da shock deve comunque essere ricoverata in
ospedale. |


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Ustioni
L'ustione è una lesione
dei tessuti (specie pelle e strati profondi) provocata
dal contatto con calore elevato o con sostanze chimiche,
quali gli acidi, le basi forti e i solventi. Le ustioni
vengono divise in tre tipi, a seconda della loro
gravità:
-
primo grado (la più
lieve) quando la pelle appare semplicemente
arrossata e da luogo a un dolore bruciante ma
sopportabile;
-
secondo grado
l'ustione che rende la pelle gonfia, dolente,
arrossata e cosparsa di vescicole piene di liquido;
-
terzo grado (la più
grave) quando la pelle appare annerita e
letteralmente carbonizzata.
Il trattamento d'urgenza
delle ustioni deve tendere a raffreddare la zona
colpita: qualunque sia la serietà del danno, in modo da
fermare la progressione della lesione procurata dal
calore. Per prima cosa è necessario mettere la parte
ustionata a contatto con acqua corrente fredda, almeno
per cinque minuti. In alternativa si può effettuare un
impacco freddo, utilizzando un panno pulito imbevuto di
acqua. Se l'ustione è lieve questo trattamento risulta
sufficiente per risolvere la situazione. É però
opportuno rivolgersi al medico per fargli controllare la
lesione, la validità della vaccinazione antitetanica ed
eventualmente per fargli effettuare un richiamo. Se si è
invece in presenza di ustioni più serie (di secondo e di
terzo grado), dopo aver raffreddato la zona colpita con
acqua è importante rivolgersi al più vicino Pronto
Soccorso oppure chiamare un'ambulanza. Non bisogna in
nessun caso applicare pomate, oli o ghiaccio che
potrebbero peggiorare la situazione:
l'unica cosa
da mettere è l'acqua fresca. Se è
possibile, è opportuno applicare immediatamente sulle
ustioni del viso un panno imbevuto di acqua fredda (non
bisogna mai mettere ghiaccio!), nel tentativo di
proteggere organi delicati quali gli occhi e di
minimizzare eventuali lesioni deturpanti. Nel caso in
cui gli abiti siano rimasti attaccati alla pelle
ustionata non bisogna tentare di scollarli: è il medico
che effettuerà questa operazione senza provocare
ulteriore danno. Se ci si trova nella situazione di
dover soccorrere una persona avvolta dalle fiamme,
bisogna innanzi tutto spegnere il fuoco soffocando con
una coperta o con un indumento sufficientemente ampio,
evitando indumenti sintetici o materiale di plastica.
L'infortunato in questo caso potrebbe aver bisogno di
un'assistenza respiratoria, bocca a bocca, e quindi,
appena spente le fiamme, può essere necessario
controllare che il respiro della persona sia presente,
che sia regolare (almeno 16 respiri al minuto) e che la
bocca sia libera da sostanze estranee.
La cosa
più importante da fare, nei casi gravi, è chiamare
un'ambulanza o rivolgersi al Pronto Soccorso.
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